Dal 12 settembre 2026 il modo in cui i dati delle macchine industriali vengono gestiti, condivisi e utilizzati cambierà radicalmente. Con l’entrata in applicazione del Regolamento UE 2023/2854, meglio conosciuto come Data Act, i costruttori di macchine dovranno garantire agli utenti accesso semplice, sicuro e interoperabile ai dati generati dai propri dispositivi connessi.
Per anni i dati generati dalle macchine sono rimasti, di fatto, sotto il controllo del costruttore o della piattaforma proprietaria utilizzata per raccoglierli.
Il Data Act introduce invece un principio diverso: i dati prodotti da una macchina connessa devono poter essere accessibili dall’utilizzatore finale e condivisibili con terze parti autorizzate.
Questo significa che un cliente potrà chiedere di trasferire i dati della macchina a un service provider esterno, a un sistema MES, a una piattaforma analytics o a un altro fornitore di servizi digitali. E il costruttore dovrà essere in grado di farlo in modo rapido, standardizzato e senza ostacoli tecnici.
La normativa richiede inoltre che i dati siano disponibili in formati leggibili e interoperabili, tramite API standard e protocolli aperti.
Molti costruttori stanno ancora cercando di capire quale sarà l’impatto reale della normativa sui propri prodotti.
In pratica, ogni macchina connessa immessa sul mercato europeo dopo settembre 2025 dovrà essere progettata per garantire:
Dal punto di vista tecnico, questo implica la necessità di introdurre API standardizzate, meccanismi di controllo accessi, audit trail e sistemi di cifratura.
Tecnologie come OPC-UA, REST, MQTT e JSON diventeranno elementi fondamentali dell’architettura digitale delle macchine industriali.
Il Data Act non è l’unico cambiamento normativo in arrivo. Dal 20 gennaio 2027 entrerà infatti in applicazione anche la nuova Direttiva Macchine 2023/1230, che introduce requisiti di cybersecurity obbligatori per la marcatura CE.
La sicurezza informatica diventa quindi parte integrante della conformità industriale. Le macchine dovranno essere progettate per resistere ad accessi non autorizzati, tentativi di manipolazione e interferenze esterne.
Sarà necessario garantire autenticazione, segregazione dei sistemi, protezione dei dati e integrità operativa anche in caso di guasti software o attacchi informatici.
Per molti OEM questo rappresenta una sfida significativa, soprattutto su macchine già esistenti o su architetture nate prima dell’attuale evoluzione normativa.
Nella maggior parte dei casi, le macchine industriali oggi installate non sono state progettate per offrire accesso aperto e standardizzato ai dati. Spesso i dati sono disponibili solo attraverso software proprietari, interfacce custom o connessioni sviluppate ad hoc.
Adeguare queste architetture può diventare estremamente costoso. Modificare il software di bordo macchina, certificare nuovamente componenti critici o riprogettare l’accesso ai dati richiede tempo, risorse e competenze specialistiche.
È qui che molte aziende iniziano a cercare soluzioni alternative, capaci di introdurre compliance senza intervenire direttamente sul controllo macchina.
Per rispondere a queste esigenze, Alleantia ha sviluppato Data Act Gateway, una soluzione progettata per rendere le macchine conformi al Data Act e alla Direttiva Macchine senza modificare il software esistente.
Il gateway si installa accanto al PLC o al CNC della macchina e rende disponibili i dati attraverso API standard e protocolli interoperabili. L’architettura prevede una separazione fisica tra sistemi di controllo e accesso ai dati, elemento fondamentale sia dal punto di vista della cybersecurity sia della conformità normativa.
La soluzione supporta oltre 5.000 dispositivi industriali e consente di configurare accessi, ruoli e policy tramite interfaccia grafica, senza necessità di sviluppo software custom.
Per molte aziende il Data Act viene percepito come un costo o un obbligo normativo. In realtà, può trasformarsi in un acceleratore di nuovi servizi digitali.
Una volta resi accessibili in modo standardizzato, i dati macchina possono alimentare modelli pay-per-use, manutenzione predittiva, remote monitoring, analytics avanzati e piattaforme di Industrial AI.
La vera opportunità non è soltanto “essere compliant”, ma costruire una nuova relazione con il cliente basata sui dati e sui servizi.
Settembre 2026 può sembrare lontano, ma per molti OEM il tempo necessario per adeguare prodotti, architetture e processi è già iniziato. Le aziende che inizieranno per prime avranno più margine per scegliere tecnologie, modelli operativi e strategie di business.
Aspettare gli ultimi mesi rischia invece di trasformare la compliance in una corsa contro il tempo.
Per questo motivo, sempre più costruttori stanno iniziando oggi a valutare soluzioni capaci di introdurre interoperabilità, sicurezza e accesso ai dati in modo rapido, scalabile e sostenibile.